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In vetrina

Intrattenimento con i burattini attribuito a Gesualdo Ferri

Intrattenimento con i burattini, Gesualdo Ferri 1728-1797, cm 151x140

Olio su tela (cm 151 x 140), con cornice originale, attribuito a Gesualdo Ferri, nato a San Miniato di Pisa nel 1728, artista formatosi a Firenze e perfezionatosi a Roma con Pompeo Batoni. Termine di confronto valido per l’attribuzione e la datazione della tela sono le otto sovraporte con soggetti arcadici realizzate intorno al 1772 nella Villa di Poggio Imperiale a Firenze: medesimi i soggetti spiritosi e giocosi delle scene, “il modo di rendere le fisionomie, oltre che le pose dei personaggi, la riproduzione del paesaggio e degli elementi naturali nonchè la scelta di alcuni dettagli” (Liletta Fornasari). Rispetto agli affreschi di Poggio imperiale la tela presenta una gamma cromatica simile ma caratterizzata da colori raffinati e particolarmente brillanti. Un elemento che rimanda all’ambiente toscano è anche la presenza delle maschere, dettaglio connesso alla conoscenza della produzione di Giandomenico Ferretti e al fatto che a Prato è nato Evaristo Gherardi arlecchino della commedia dell’arte di Francia. Per quanto riguarda la somiglianza fisionomica plausibile risulta il confronto con alcuni dei personaggi dell’Esaltazione della Croce eseguita dal Ferri nella parete sinistra della cappella Rinuccini a Santa Maria del Carmine a Firenze tra il 1771 e il 1782. Tali considerazioni permettono di datare il dipinto intorno alla metà del 1780.  

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Madonna della Pappa – Attribuita a Simone Cantarini (incompiuto)

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Sacra famiglia con Sant’Anna cosidetta Madonna della Pappa. olio su tela 90,5 x 67,5 cm L’opera viene attribuita dallo storico dell’arte Massimo Pulini a Simone Cantarini, detto Il Pesarese (Pesaro 1612 – Verona 1648), ma fu presumibilmente completata da un altro pittore del XVII sec. In uno spazio unicamente definito da una colonna ad alto basamento, da un drappo scenografico che nello sfondo si dispone a baldacchino, e da un tavolo sul quale sono poggiati una brocca e una ciotola, si svolge una scena che per convenzione si usa definire “Madonna della Pappa”. L’invenzione e la composizione rimandano, nei modi e nelle espressioni, ad un ambito artistico bolognese, circoscrivibile entro la prima metà del seicento e alle cadenze narrative coniate da Guido Reni. Le parti visibilmente cantariniane di questo dipinto sono oltre all’intero gruppo della Madonna con il Bambino, anche l’impostazione generale delle vesti di Sant’Anna (piede compreso), mentre il volto della santa e l’intera figura di San Giuseppe sono solo accennate da Cantarini. Dalle indagini riflettografiche condotte sulla tela si evincono ancora meglio le diversità delle stesure pittoriche, ed una ulteriore serie di pentimenti incorsi nella fase di formazione originale. L’atmosfera delicatamente reniana della scena lascia pensare che l’opera fosse stata iniziata ancora internamente alla bottega bolognese di via Clavature, entro cioè quel 1637 che segnò il definitivo distacco fisico, ma anche in buona misura stilistico, tra Cantarini e il suo Maestro. Si conocono vari studi di Simone che affrontano il tema della Sacra Famiglia: utile alla nostra composizione si rivela un foglio conservato a Genova, nel quale si studiano diverse posizioni di un bimbo in braccio alla madre, in due delle quali si scorge identica la parte inferiore del Gesù Bambino presente nell’opera in oggetto.    

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